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Le Civiltà Sommerse del Mediterraneo: Il Mistero del Muro di Linosa e le Origini Perdute della Storia

  • Immagine del redattore: Fab Sov
    Fab Sov
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Spesso guardiamo allo spazio come all'ultima frontiera dell'esplorazione umana, dimenticando che il vero ignoto si trova molto più vicino a noi, esattamente sotto la superficie azzurra che copre il settantuno percento del nostro pianeta. Di questa immensa distesa d'acqua, si stima che circa l'ottanta percento sia non solo inesplorato, ma addirittura privo di mappature dettagliate.È un paradosso scientifico: oggi possediamo mappe più precise della superficie lunare o di Marte rispetto a quelle delle profondità oceaniche della Terra.


Le Civiltà Sommerse del Mediterraneo
Le Civiltà Sommerse del Mediterraneo

Questa lacuna conoscitiva rende gli abissi marini dei veri e propri "buchi neri" della storia, luoghi dove il tempo si è fermato e dove potenziali scoperte potrebbero riscrivere interii capitoli dell'evoluzione umana. Se la terraferma è stata scavata, costruita e ricostruita per millenni, il fondo del mare ha agito come una capsula del tempo, preservando segreti che solo ora, grazie alle moderne tecnologie, iniziano a riemergere.

Tra questi misteri, uno dei più affascinanti e controversi riguarda il "Mare Nostrum". Il Mediterraneo, culla della civiltà occidentale, potrebbe nascondere nelle sue acque placide le prove di una storia antecedente a quella conosciuta. Una storia fatta di civiltà sommerse del Mediterraneo che prosperavano quando l'Europa e l'Africa erano unite da ponti di terra, molto prima che il livello dei mari si innalzasse inghiottendo tutto.


L'Enigma di Raimondo Bucher: Un Testimone d'Eccezione


Per comprendere la portata di queste scoperte, dobbiamo tornare indietro al 1957 e affidarci alle parole di un uomo la cui credibilità è fuori discussione: il comandante Raimondo Bucher.Non si trattava di un dilettante o di un cacciatore di tesori improvvisato, ma di una figura leggendaria nella storia della subacquea e dell'aeronautica italiana.

Nato a Fiume nel 1912, in un'epoca in cui la città faceva ancora parte dell'Impero Austro-Ungarico, Bucher visse sulla propria pelle i grandi stravolgimenti del Novecento. Divenne pilota della Regia Aeronautica, servendo il Paese con onore, ma fu dopo il conflitto mondiale che scoprì la sua vera vocazione: gli abissi.

Pioniere assoluto delle immersioni, Bucher spinse i limiti della fisiologia umana, stabilendo record di profondità che all'epoca sembravano impossibili e ispirando generazioni di esploratori (tra cui Enzo Maiorca).

La sua autorità come osservatore fu cementata nel 1956. Durante un volo di ricognizione sul Golfo di Napoli, notò delle anomalie geometriche sotto il pelo dell'acqua. Quell'intuizione, seguita da immersioni esplorative, portò alla riscoperta dell'antica città romana di Baia, la "Las Vegas" dell'antichità, sprofondata a causa del bradisismo.

La scienza ufficiale applaudì Bucher: aveva ragione, Baia era lì. Ma quando, solo un anno dopo, il comandante riportò una scoperta ancora più straordinaria, il mondo accademico non fu altrettanto pronto ad ascoltare.


Il Muro di Linosa: Un'Architettura Impossibile?


Era l'estate del 1957. Raimondo Bucher, accompagnato dal fratello, stava effettuando una serie di immersioni esplorative al largo dell'isola di Linosa, una piccola terra vulcanica nel cuore del Canale di Sicilia, a metà strada tra la Sicilia e la Tunisia.A una profondità considerevole, dove la luce del sole inizia a farsi tenue, i due subacquei si trovarono di fronte a qualcosa che non aveva alcuna spiegazione geologica.


Bucher descrisse una muraglia sommersa, una struttura ciclopica lunga un centinaio di metri. Non si trattava di formazioni rocciose casuali: i massi erano squadrati con regolarità e impilati in modo da formare una parete verticale che strapiombava fino a sessanta metri di profondità."L’assoluta assurdità di questa regolare muraglia mi ha un poco meravigliato," dichiarò Bucher nei suoi diari. "Mi sono subito reso conto che quella formazione che mi stava davanti, tanto regolarmente disposta, non poteva essere della medesima natura vulcanica di cui è costituito il restante fondale del luogo."


Ma le sorprese non erano finite. Durante l'ultima immersione, Bucher identificò una forma che emergeva dalla penombra bluastra:"Una forma grossolanamente umana mi si delineò davanti: ad un’osservazione più attenta potei constatare che si trattava di una specie di idolo di tipo faraonico, molto rozzamente modellato."


Il comandante concluse di trovarsi di fronte alle vestigia di una civiltà antichissima, precedente a qualsiasi insediamento noto nella zona. Tuttavia, a differenza di Baia, questa scoperta fu liquidata come un abbaglio o una pareidolia (l'illusione di vedere forme note in oggetti casuali).Perché questo scetticismo? Perché nel 1957 l'idea che potessero esistere strutture artificiali a quelle profondità cozzava con la cronologia storica accettata.Oggi, però, nuovi dati geologici e archeologici ci costringono a riaprire il caso Bucher.


Il Mediterraneo nell'Era Glaciale: Un Mondo Diverso


Per capire come sia possibile trovare rovine a decine di metri sott'acqua, dobbiamo fare un salto indietro di circa 12.000 anni.Durante l'apice dell'ultima Era Glaciale, enormi quantità di acqua erano intrappolate nelle calotte polari e nei ghiacciai continentali. Il livello globale degli oceani era drasticamente più basso rispetto a oggi: si stima tra gli 80 e i 120 metri in meno.


Il Mediterraneo di allora aveva una geografia completamente diversa.

  • Il Canale di Sicilia non era un braccio di mare aperto, ma un corridoio di terraferma o un arcipelago di grandi isole molto vicine tra loro. Le coste della Sicilia e dell'Africa distavano forse solo 50 chilometri.

  • L'attuale Mare Adriatico settentrionale era una vasta pianura alluvionale dove pascolavano animali oggi estinti.

  • Quelle che oggi chiamiamo isole (come Malta, Pantelleria, Linosa) erano le cime di montagne che svettavano su fertili pianure costiere.


Il clima in questa zona era temperato e favorevole alla vita, molto diverso dall'arido deserto nordafricano odierno. È logico ipotizzare che le popolazioni umane del Paleolitico e del primo Neolitico abbiano scelto queste "terre basse" come luoghi ideali per insediarsi, vicino al mare e alle risorse.Quando, intorno al 9600 a.C., l'era glaciale finì bruscamente, lo scioglimento dei ghiacci causò un innalzamento rapido e inesorabile dei mari. Interi territori vennero sommersi, portando con sé le tracce di chi li abitava.


2015: Il Monolite di Pantelleria Conferma l'Impossibile


Per decenni, il racconto di Bucher è rimasto una nota a margine nei libri di subacquea. Ma nel nuovo millennio, la tecnologia ha fornito le prove che mancavano. Se la scoperta del 2010 da parte della marina libica (che individuò resti urbani a 40 metri di profondità) è rimasta avvolta nel mistero a causa della guerra civile che ha travolto il Paese, un'altra scoperta, scientificamente validata, ha cambiato tutto.


Nell'agosto del 2015, una squadra di geologi dell'OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste stava mappando i fondali del Banco di Pantelleria Vecchia.A 40 metri di profondità, i sonar hanno rilevato un'anomalia.Si trattava di un monolite in pietra lungo 12 metri, spezzato in due parti, adagiato sul fondo.Le analisi non hanno lasciato dubbi sulla sua natura artificiale:


  1. La forma: Il blocco presentava tre fori regolari alla base e un foro passante che lo attraversava da parte a parte.

  2. La datazione: Studiando i coralli e le incrostazioni che lo ricoprivano, gli scienziati hanno datato la sua sommersione (e quindi la sua costruzione) a circa 9.500 anni fa (7500 a.C.).


Questo ritrovamento è rivoluzionario. Significa che in un'epoca in cui, secondo i libri di storia tradizionali, l'uomo viveva ancora in tribù di cacciatori-raccoglitori primitivi, nel Canale di Sicilia esisteva una popolazione capace di:


  • Estrarre, tagliare e trasportare un blocco di pietra di diverse tonnellate.

  • Progettare strutture complesse (forse con funzioni astronomiche o religiose, simili a un totem o a un faro).

  • Organizzare il lavoro collettivo necessario per un'impresa ingegneristica di tale portata.

Il Monolite di Pantelleria non è un sasso casuale. È la prova che le civiltà sommerse del Mediterraneo erano tecnologicamente avanzate migliaia di anni prima della nascita delle civiltà mesopotamiche o egizie.


Una Rete Globale di Rovine: Gobekli Tepe, Malta e Oltre


La scoperta di Pantelleria non è un caso isolato, ma si inserisce in un puzzle globale che sta emergendo con prepotenza.Proprio mentre i geologi italiani studiavano il monolite, in Turchia gli scavi di Gobekli Tepe stavano sconvolgendo l'archeologia mondiale. Questo sito monumentale, datato al 9600 a.C., ha dimostrato che l'uomo era capace di costruire templi megalitici complessi molto prima dell'invenzione dell'agricoltura su vasta scala.

Se colleghiamo i punti, il quadro diventa chiaro:


  • A Gobekli Tepe (Turchia) costruivano cerchi di pietra.

  • A Pantelleria erigevano monoliti.

  • A Linosa, Bucher vedeva mura ciclopiche.


E non dobbiamo andare lontano per trovare altri indizi. L'isola di Malta, vicinissima ai siti di Pantelleria e Linosa, è famosa per i suoi templi megalitici (come Ggantija e Hagar Qim) che sono tra le strutture autoportanti più antiche al mondo. Ma Malta nasconde misteri ancora più profondi, come l'Ipogeo di Ħal Saflieni, un labirinto sotterraneo acusticamente perfetto risalente al 4000 a.C., dove sono stati rinvenuti teschi dolicocefali (allungati) che suggeriscono la presenza di un'élite sacerdotale distinta dalla popolazione comune.E che dire delle "Cart Ruts"? I profondi solchi paralleli che incidono la roccia dell'isola e che sembrano sparire direttamente in mare, come se fossero strade percorse da veicoli antichi quando l'isola era molto più estesa.


Il fenomeno non è limitato al Mediterraneo.

  • In Giappone, al largo dell'isola di Yonaguni, esiste una struttura piramidale a gradoni sommersa che molti geologi (come il Prof. Masaaki Kimura) ritengono artificiale e risalente a 10.000 anni fa.

  • In India, nel Golfo di Khambhat, i sonar hanno individuato le rovine di una vasta città geometrica (spesso associata alla mitica Dwarka del dio Krishna) a profondità che suggeriscono una datazione precedente al 7000 a.C.


Le Civiltà Sommerse del Mediterraneo e un Passato da Scrivere


La somma di questi indizi non permette più di liquidare il racconto di Raimondo Bucher come una fantasia.

Il "Muro di Linosa", il Monolite di Pantelleria, le rovine libiche e i templi maltesi sembrano essere i frammenti emergenti di un quadro molto più vasto. Stiamo iniziando a intravedere i contorni di una civiltà marittima preistorica che abitava il cuore del Mediterraneo quando il mare era più basso.

Queste popolazioni non erano "primitive" nel senso che abbiamo sempre inteso. Avevano conoscenze ingegneristiche, astronomiche e architettoniche che abbiamo impiegato millenni a riconquistare dopo la catastrofe climatica della fine dell'Era Glaciale.Le acque del Canale di Sicilia non separano l'Europa dall'Africa; coprono il ponte che un tempo le univa.


La storia dell'umanità non è una linea retta che sale costantemente verso il progresso, ma un percorso accidentato, fatto di ascese grandiose e cadute improvvise, molte delle quali sono state letteralmente cancellate dall'acqua.

Oggi, con le nuove tecnologie di scansione dei fondali e l'interesse crescente della scienza per l'archeologia subacquea, siamo alla vigilia di una rivoluzione culturale. Il muro visto da Bucher è ancora lì, nel buio e nel silenzio, in attesa che la luce di una nuova spedizione torni a illuminarlo per restituirci la memoria di chi eravamo.

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