Luci agli albori , Fiamme al tramonto La Genesi e il declino delle umanità tra mito greco e rivelazione biblica
- 12 mar
- Tempo di lettura: 19 min
di Francesco Sgarban

Introduzione
Nel tempo successivo, accaduti enormi terremoti e inondazioni, nello spazio di un giorno e di una notte tremenda, tutti i vostri guerrieri sprofondarono insieme dentro la terra, e similmente scomparve l’isola Atlantide assorbita dal mare ( Timeo , Platone versetti 25c-25d ) questa era la condizione umana quando avvenne quella distruzione: un'immensa e paurosa solitudine, la maggior parte della terra abbandonata, scomparsi tutti gli altri animali, e sopravvissuti soltanto pochi armenti e qualche capra, e, in ogni caso, anche questi troppo scarsi perché i pastori potessero vivere in quei tempi. (Platone Le leggi, versetti 677e-678a)
Descrizioni come queste non possono che mettere i brividi e suscitare un grande impatto su qualsiasi lettore. Questo avviene da tempo immemorabile: i miti sul diluvio, d’altronde, sono tramandati in un numero impressionante di civiltà e molti autori li hanno rielaborati nel corso dei secoli. Tuttavia, negli ultimi anni, grazie ai lavori di scrittori quali Graham Hancock, von Däniken, Nicola Bizzi e, in generale grazie al filone paleostronautico, l’interesse per l’argomento è enormemente aumentato.
Ogni appassionato dell’argomento e libero pensatore non può che esserne felice. E lo è ancora di più quando le domande si moltiplicano e a venir presa in considerazione è l’ipotesi di periodiche catastrofi globali precedenti al diluvio. Catastrofi che, come quella portata dalle acque, avrebbero sterminato intere civilizzazioni in tempi talmente remoti che l’abisso temporale sarebbe più profondo dell’abisso che avrebbe inghiottito l’isola-continente di Atlantide.
Le domande sulla nostra storia più remota si moltiplicano e non vi è modo migliore, per tentare di darsi delle risposte, che incrociare tra loro diversi racconti che i popoli si tramandavano sui loro antichi progenitori. Questo rinnovato interesse e questa promettente metodologia sembrano però, pare avere un prezzo:
talvolta altri autori o creatori di contenuti online, puntando sul sensazionalismo, parlano degli argomenti sopra accennati senza tenere minimamente in considerazione i testi originali, arrivando a sostenere ipotesi che vanno in assoluta contraddizione con le parole degli antenati.
In questo articolo si cercheranno temi comuni e differenze tra le fonti che, nello specifico, saranno la mitologia greca tradizionale, i miti platonici e i testi biblici. Avendo a disposizione poche pagine, non potrò trattare anche altre civiltà e non pretendo di essere esaustivo nemmeno su queste due: cercherò, per cui, di stimolare la curiosità e di aprire domande, cercando di dividere il più possibile i dati dalle interpretazioni (consapevole del fatto che in realtà una divisione netta e totale sia impossibile da realizzare). Con uno spirito che cerca di tendere a una buona onestà intellettuale, ci tengo subito a segnalare un problema di questo lavoro: pur lavorando con traduzioni accreditate scientificamente, lavoro con traduzioni, non conoscendo le lingue originali. Come ha avuto modo di mostrarci Mauro Biglino, questo è sicuramente un aspetto limitante. Sono però convinto che, anche lavorando con traduzioni, si possano scoprire cose molto interessanti. In ultimo, è necessaria una breve nota metodologica preliminare: i testi antichi sono spesso molto densi di informazioni in rapporto al loro numero di righe. Lo stesso numero di informazioni che normalmente un libro odierno può esprimere in dieci pagine, la Bibbia lo esprime in una.
Ad esempio, l’intera storia della Torre di Babele, che tutti noi conosciamo, è narrata in un’esigua manciata di versetti (provare per credere!).
Da ciò si ricava che non è scorretto appellarsi anche a un solo versetto per mettere in luce determinati aspetti.
Parte 1 i dati
L' età dell’oro le similitudini
La (forse) leggenda di un lontano e idilliaco passato, in cui le condizioni di vita erano migliori, è un tema comune sia ai racconti platonici, sia a quelli biblici, sia a quelli della mitologia greca tradizionale (Esiodo). Gli autori sono assolutamente concordi nel dire che la terra produceva in abbondanza e spontaneamente, senza il duro lavoro umano; la pace e la beatitudine erano permanenti e le divinità vivevano a strettissimo contatto con gli uomini.
Vediamoli punto per punto.
L’abbondanza del suolo
In Genesi capitolo 2, versetto 9, veniamo informati che nell’Eden, appena dopo la creazione di Adamo ed Eva, per effetto dell’azione di Dio germoglia ogni sorta di albero, gradito alla vista e buono da mangiare. Questo si compie senza lavoro umano: infatti, questo è parte della condanna che Dio infligge all’uomo dopo averlo cacciato dall’Eden. Così parla Dio: “maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba dei campi. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane… “(Genesi 3 dal versetto 17 al versetto 19).
Anche il poeta greco Esiodo (vissuto tra l’ottavo e settimo secolo avanti cristo) Tramanda un racconto simile. Grazie ai suoi versi ci sono giunti molti dei racconti della tradizionale mitologia greca a cui siamo abituati fin da bambini: gli amori tra dei e mortali, la creazione del mondo, la guerra tra dei olimpici e titani, ecc…Uno dei suoi racconti più famosi è quello della successione delle 5 razze umane, secondo cui 4 volte l’umanità sarebbe stata creata e si sarebbe poi estinta prima dell’attuale stirpe umana. A proposito del tema che stiamo trattando, è opportuno concentrarci sulla prima umanità, detta “la stirpe aurea” (ad ogni umanità viene associato un metallo). Costoro “Vivevano come dei, senza affanni nel cuore e lontani dalla miseria, ogni sorta di bene c’era per loro. Il suo frutto dava la fertile terra senza lavoro, e loro, contenti, sereni, si spartivano le loro opere in mezzo a beni infiniti, ricchi d’armenti” (Versetti 106-126 le opere e i giorni)
Successivamente a Esiodo, il filosofo ateniese Platone (427–347 a.C.) elaborò nuovi miti. Anch'egli si occupò di lontane umanità distrutte. Moltissimi tra i lettori di questo articolo conosceranno sicuramente il racconto di Atlantide narrato nei dialoghi “Timeo” e “Crizia” di Platone; altri sapranno che nel “Timeo” si accenna ad altre distruzioni precedenti a quella di Atlantide, ma una percentuale sicuramente più bassa conoscerà gli ulteriori approfondimenti che lo stesso Platone dedica all’argomento nei libri II, III e IV delle Leggi e nel dialogo “il Politico”. In quest’ultimo e nel quarto libro delle “Leggi” si concentra proprio sull’età dell’oro. Quest’epoca è da considerarsi precedente a quella di Atlantide perché:
1) come nel racconto di Esiodo, viene collocata sotto il regno di Crono, padre e predecessore di Zeus; Zeus, che invece regna sovrano quando decide di far sprofondare Atlantide. (Crizia vv 121b-121c)
2) Perché nell’età dell’oro platonica gli uomini vivevano senza guerre e discordie (Politico, 271e), mentre il racconto di Atlantide è costantemente connesso a vicende belliche, particolarmente descritte nel Timeo.
Il tema del lavoro viene trattato tra i versetti 271c-272b del Politico e, come d’abitudine, coincide con le altre fonti: l’uomo, a quei tempi, non doveva certo faticare per sostenersi. A quanto pare gli dèi erano grandi fan della Democrazia Cristiana e dell’assistenzialismo pubblico.
Pace e beatitudine
L’idea che questi padri primordiali vivessero in pace e beatitudine (intese anche come assenza di guerre) è espressa negli stessi versetti per quanto riguarda il Politico di Platone e il testo di Esiodo. Nella Bibbia, fino alla nascita di Caino e Abele, in teoria non vi sarebbero conflitti e scontri all’interno dell’Eden. È perfettamente vero che esistono diverse teorie, anche molto solide, secondo cui fuori da quest’area ben delimitata chiamata Eden vivessero altri esseri umani, o che Adamo avesse avuto un’altra moglie precedente a Eva, poi scacciata; tuttavia, ciò che emerge dal libro della Genesi è che quell’area fosse particolarmente protetta e tenuta nella bambagia per volontà di un Dio che, in questi primi capitoli della Genesi, parla al plurale e sulla cui unicità sono stati sollevati diversi interrogativi (si rimanda, ad esempio, agli studi di Mauro Biglino sull’argomento).
Il rapporto stretto con le divinità
L’aspetto comune a tutti questi racconti, che risulta però al tempo stesso più interessante e più disturbante per il lettore moderno, è il rapporto con le divinità. Secondo le nostre fonti, Durante l’età dell’oro, gli dèi camminavano letteralmente insieme agli uomini, spadroneggiando sulla loro creazione.
Partiamo sempre da Genesi, che non potrebbe essere più esplicita: il Signore poteva essere udito da Adamo ed Eva mentre “camminava” nel giardino (capitolo 3, versetto 8). Questo non solo implica un’assoluta vicinanza fisica tra Dio e gli uomini, ma sembrerebbe anche implicare una fisicità del Dio biblico
Esiodo, in modo altrettanto puntuale, in un’altra sua opera chiamata “il catalogo delle donne” e più precisamente al frammento 82, ci informa che durante l’età dell’oro “banchetti e convegni erano in comune tra gli immortali celesti e gli uomini mortali”. Concetto ribadito tra i versi 106 e 110 di “le opere e i giorni”, in cui Esiodo afferma che dei e uomini avevano “origine comune”
Platone, tanto per cambiare, non si discosta minimamente: durante l’età dell’oro, gli uomini vivevano a strettissimo contatto con i demoni, esseri semi-divini che davano leggi e vegliavano sull’uomo (Politico: 271a-272b) + (le leggi: 713b-713e). Il termine demone non assume qui la valenza negativa che normalmente gli imputiamo, anzi l’operato di questi demoni è valutato molto positivamente
La strana vecchiaia
Un altro argomento su cui i nostri autori sono concordi è che la vecchiaia fosse vissuta in maniera completamente diversa e migliore rispetto alla nostra epoca. In realtà, pur condividendo questo punto di partenza, la vecchiaia viene spiegata in maniera diversa da ciascuno.
In Genesi i discendenti di Adamo vivevano circa novecento anni ciascuno, per poi gradualmente diventare meno longevi con il passare del tempo (in particolare, dopo il diluvio la differenza inizia a essere molto netta (processo molto ben visibile nei capitoli dal 5 all' 11 di Genesi)
In Esiodo, gli uomini aurei erano sempre giovani e in forze fino alla morte e non conoscevano la vecchiaia o la malattia (vv. 106-126 de Le opere e i giorni). Anche se la loro aspettativa di vita non è riportata esplicitamente, possiamo (opinabilmente) teorizzare che fosse parecchio elevata. La stirpe d’argento, successiva agli uomini aurei e già inferiore ad essi, “viveva in casa della madre fino a cento anni” (vv. 127-142 Le opere e i giorni), il che potrebbe far pensare che gli uomini aurei avessero un’aspettativa ancora più elevata.
In questa successione di umanità, infatti, più le varie umanità avanzano nel tempo, più invecchiano e più patiscono dolori fisici con la stirpe aurea che rappresenta il punto 0 in cui non si invecchia e non si soffre.
Secondo il poeta greco, l’umanità dell’età del ferro (quella attuale), all’apice della sua futura caduta morale, nascerà già vecchia (vv. 174-201 Le opere e i giorni).
Questo, insieme al riferimento dell’ “infanzia prolungata” degli uomini d’argento, suggerisce che anche la durata di vita possa essere differente.
Nel Politic, invece, vi è una sostanziale differenza: il processo di invecchiamento ci viene descritto come invertito. in pratica, le leggi generali dell’universo erano invertite e tra queste l’invecchiamento.
l’uomo e gli animali nascevano vecchi e tornavano giovani per morire piccoli (273e+270b-270e)
La riproduzione a partire dalla terra
Tutti i testi raccontano poi di come l’uomo, in quel periodo, fosse nato dalla terra
Nel Politico si parla esplicitamente della nascita degli uomini dalla terra (269a-269c) +(271a -271c): essi, come detto, nascevano anziani da essa, ringiovanivano e tornavano ad essa dissolvendosi.
Esiodo presenta Pandora, la prima donna (il cui corpo fisico è creato da Efesto, figlio di Zeus usando terra e acqua) solo durante il pieno regno di Zeus figlio e successore di Crono (opere e i giorni 42 -80 ), ; e gli uomini esistevano già dai tempi di Crono (vv 106 - 115)
Mentre in Genesi Eva non partorisce prima della sua cacciata dal giardino, e lo fa solo per effetto di una punizione (Genesi 3:16); inoltre, Adamo è tratto dalla “polvere del suolo” (Genesi 2:7). Mentre Eva dalla costola di questi (Genesi 2:21-23)
La durata dell’età dell’oro
La prima vera differenza tra le narrazioni è però da identificarsi nella durata di tale età e nel numero di persone vissute in essa.
Adamo ed Eva sono teoricamente gli unici ad aver vissuto nel giardino. Adamo visse nel giardino sicuramente meno di 130 anni, dato che generò il suo terzo figlio (Set ) a quell' età (Genesi 5:3) in un momento successivo alla cacciata mentre per Platone ed Esiodo numerose stirpi auree calpestarono la terra.
Il filosofo, in particolare, afferma che i cicli cosmici dell’età dell’oro sono di lunghissima durata e (270a) e che più volte le anime hanno tempo di reincarnarsi durante essa (272e)
Il poeta invece, non è altrettanto preciso, ma il testo fa pensare che gli uomini aurei fossero più di due, e sicuramente alcuni sono morti in quell'età "come vinti dal sonno" mentre nessuno muore all' interno del giardino in Eden.
La fine dell’età dell’oro
Per quanto riguarda la fine di quest’era, solo Platone parla esplicitamente di una catastrofe conclusiva e questa, seppur connessa alle azioni di una divinità, non è presentata come una punizione per le colpe dell’umanità dell’oro, ma come un effetto di cicli cosmici regolati dalla divinità (Politico 270b-270e). Tuttavia, tra tutti i tipi di catastrofe che per Platone sono molti, questa è senza dubbio la peggiore (270c). Sorprendentemente, però, non viene descritta minuziosamente nei dettagli: si parla di immani scosse… forse si allude quindi a terremoti, ma il testo non specifica esattamente (Politico 273a).
Si sarebbe invece tentati di tracciare un paragone tra Genesi ed Esiodo sulla caduta dell’umanità di quell’epoca a causa:
-dell’errore di una donna (Pandora ed Eva);
-della scoperta, da parte della razza mortale, di conoscenze proibite (il fuoco e la conoscenza del bene e del male) consegnate agli uomini da divinità in contrasto tra loro (Dio biblico vs satana/il serpente antico e Zeus vs Prometeo).
Su questo specifico punto sarà bene spendere qualche parola in più: secondo Esiodo, la creazione di Pandora da parte degli dèi olimpici è un atto volto a pareggiare l’avanzamento umano derivante dal furto del fuoco che il dio rivale Prometeo aveva poi consegnato ai mortali (42-105 Opere e i giorni)
Nella bibbia, invece, il signore non appare tanto adirato per la disubbidienza in sé, ma spaventato per le conseguenze di essa: prima di cacciare Adamo ed Eva afferma infatti: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male (dopo aver mangiato dall’ albero della conoscenza del bene e del male). Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!».
Se la somiglianza sulle conoscenze proibite sembra essere, tutto sommato, abbastanza solida lo è molto meno quella sulla donna, in apparenza altrettanto forte. Pandora viene creata dal dio padre-padrone Zeus con l'intento di nuocere agli uomini dopo la scoperta di conoscenze proibite (il fuoco) ed è osteggiata da colui che dà oggetti e conoscenze proibite ai mortali (ovvero Prometeo), mentre Eva segue il processo opposto.
Il ritorno dell’età dell’oro
Secondo i nostri autori però se tutto è perduto sul passato non tutto lo è per il futuro. Un'età dell’oro tornerà dopo un'immane catastrofe.
Platone afferma che i cicli cosmici sono in continua alternanza e ogni volta che si verifica il passaggio si verifichi la catastrofe di cui si parlava in precedenza (269 c -270b +273a-274a)
Esiodo, su questo argomento, è la fonte più sibillina ma, in realtà, è anch’egli piuttosto chiaro. Parlando dell’ultima delle cinque razze, quella attuale chiamata del ferro, aggiunge una frase molto indicativa: «Mai avrei voluto trovarmi con la quinta stirpe di uomini, ma morire prima o nascere dopo».
L’opinione che questo «nascere dopo» implichi che debba venire una sesta razza migliore della quinta è un’opinione non solo mia, ma su cui esiste un reale dibattito tra studiosi.
In questa sede è utile ricordare quanto si diceva all’inizio: gli autori antichi non avevano tempo da perdere. I loro resoconti sono spesso ridotti all’osso e, tendenzialmente, anche le opere più lunghe esprimono il maggior numero possibile di concetti nel minor numero possibile di righe. L’intero mito delle cinque razze, includendo anche la parentesi di Pandora, arriva a circa 160 versi! In questo contesto, ogni singola parola pesa come una pietra di Sisifo.
Tornando alla stirpe di ferro, essa è condannata a patire grandi fatiche e a subire grandi sofferenze e lutti già nel presente, ma essi dovranno aumentare nel futuro. In questa generazione dominano ingiustizie ed empietà, e si insiste molto sulla violenza dilagante e sul mancato rispetto dei genitori. La caduta morale e della qualità della vita è dunque completa. Esiodo profetizza che vi sarà un giorno in cui gli uomini di ferro nasceranno già anziani e, infine, saranno distrutti per volontà di Zeus ma anche qui purtroppo non sono specificate le modalità. Dopo questo grande sterminio dovrebbe eventualmente arrivare la nuova età dell’oro ma non c’è neanche un accenno sulla possibilità o meno che dopo questa ci possa essere un nuovo giro o se la giostra si fermi in eterno dopo un giro completo.
Per quanto riguarda la Bibbia, si apre un discorso molto più interessante su un argomento di grande rilievo ma abitualmente troppo poco trattato: la Bibbia, come visto, ha un’antica età dell’oro (anche se non viene chiamata così), ma ha anche una futura età dell’oro. Gli ultimi versi dell’ultimo libro del Nuovo Testamento (l’Apocalisse di Giovanni), sono la ripresa dei primi del primo libro dell’Antico (Genesi). Spesso chi si interessa di determinati argomenti ha sentito dire che, per il cristianesimo, la storia è lineare, ma la Bibbia sembra indicare l’esatto contrario.
Nell’apocalisse cristiana, dopo immani stermini causati da guerre tra Dio e Satana (Apocalisse, capitolo 9, versetti 13-19), inabissamenti di isole causati da terremoti (storia familiare eh? capitolo 16, vv. 12-21) e un martellamento costante di “stelle e fuoco che cadono dal cielo”, i pochi sopravvissuti, eletti da Dio, vivranno in una nuova città scesa dal cielo (21,2-4), in una nuova terra (21,1), con una serie di privilegi che ormai suoneranno familiari:
· «Dio vive a stretto contatto con gli uomini, tergendo loro ogni lacrima» (21,2-4)
· Gli uomini bevono dal fiume della vita e mangiano dall' albero della vita che produce una grande quantità di cibo (unico aspetto in contrasto con Genesi) ciò implica che abbiano una vita eterna o quantomeno lunghissima (22,1-2)
promesse che erano già state fatte a inizio opera (2,11; 3,5; 2,17).
Sarà Infine chiusa la partita con il serpente che proprio in Genesi 3 era iniziata. Satana identificato descritto come un Drago (Apocalisse 12:12) brucerà nel fuoco nei secoli dei secoli (Apocalisse 20:7-10)
In pratica, la promessa dei testi cristiani è un mondo nuovo, con una vita eterna o comunque lunghissima in pace e beatitudine, produzione spontanea di cibo e un contatto faccia a faccia con Dio: detta in altri termini, il ritorno dell’età dell’oro.
Come molti sapranno, i Giudei non considerano valido e veritiero il Nuovo Testamento; ma anche in alcuni dei libri dell’Antico (che anche per loro è valido) ricorrono racconti sull’apocalisse e sulla sua successiva nuova età dell’oro. Giusto per citare alcuni esempi, ecco una breve rassegna dei più significativi. Nel libro del profeta Gioele troviamo riferimenti a un mondo completamente devastato dal fuoco in Gioele 2:3+1:15 e soprattutto in 1:19-20, dove si può leggere: «A te, Signore, io grido, perché il fuoco ha divorato i pascoli della steppa e la fiamma ha bruciato tutti gli alberi della campagna. Anche gli animali selvatici sospirano a te, perché sono secchi i corsi d’acqua e il fuoco ha divorato i pascoli della steppa». Vi è inoltre l’idea secondo cui il Signore, alla fine dei tempi, abiterà tra gli Israeliti suoi eletti in un mondo paradisiaco (4:18 e 4:21).
Nel libro Libro di Daniele si racconta di scontri tra Dio e i suoi nemici in forma di bestie feroci e mitologiche e di un successivo regno dei santi (Daniele 7:1-18).
La descrizione più significativa risulta però essere quella fatta dal profeta Isaia, nel cui libro si parla della futura resurrezione dei morti (Isaia 25,8 e 26,19) e di uno stato di felicità permanente in una nuova terra senza malattie né pericoli, ricolma di abbondanza materiale per tutti i seguaci di Dio (25:8+26:19+27:6+35:5-10+65:15-25+66:22), che si verificherà dopo distruzioni apocalittiche, in particolare portate da astri e fuoco che cadono dal cielo (34:4+33:10-14 + 66:15-16) e scontri tra Dio ed esseri serpentiformi (27:1).
L' età dell’oro giudaico-cristiana è l’unica a prevedere una resurrezione dei giusti delle età precedenti
Ancora una volta non sono il solo ad affermare che giudei e cristiani aspettassero una nuova età dell’oro: anche lo storico Hermann Usener a pagina 31 del libro “Le storie del Diluvio”, lo afferma apertamente. La somiglianza invece tra l’Eden e l’età dell’oro è sottolineata tra pagina 194 e 196.
Anche se non ne abbiamo una conferma finale e definitiva dalla lettura dei testi sembra emergere che la futura età dell’oro rimarrà per sempre senza infrangersi nuovamente.
Altre tradizioni in breve
Il tema dell'età e del suo ritorno è diffuso in molte altre civiltà. Purtroppo, personalmente non ho ancora avuto modo di analizzare in maniera seria i testi che raccontano il tema dal punto di vista degli altri popoli e non posso, dunque, per ragioni di serietà, trattarli in modo approfondito. È bene però citare qualche esempio per far comprendere la portata globale del fenomeno. Il caso che noi italiani conosciamo meglio è quello del romano di Mantova Virgilio che nella quarta egloga delle Bucoliche preannuncia il ritorno dell'età dell'oro.
Altri casi famosi, più che altro nell'ambito del “complottismo” o della spiritualità alternativa, sono quello hindu, dove cicli cosmici di lunghissima durata, intervallati da distruzioni spaventose, si succedono ininterrottamente riportando e togliendo periodicamente l'età dell'oro, e quello zoroastriano di area iranica, raccontato da Graham Hancock (uno dei principali leader nel mondo dell'archeologia “non ufficiale”) nel libro “Il ritorno degli Dei”, tra pagina 151 e 171 Dove si rimanda a testi quali lo zend-Avesta e il Bahman yast. In particolare, in questo capitolo si tratta della catastrofe che ha posto fine alla prima età dell'oro, mentre il suo ritorno, con una futura apocalisse di fuoco, è descritto in questa voce della Treccani. Molte altre civiltà sparse per il globo prevedono continue distruzioni e riformazioni del mondo, con vari gradi di perfezione: i Maya nel poema “Popol vuh”, i Norreni nell' “Edda in prosa” e Aztechi nella “leyendas de Los soles” così come moltissimi altri popoli sembrano cantare tutti una lugubre canzone.
PS questa micro-sottosezione come detto non viene da uno studio serio e di prima mano sui testi ma viene da “il ricercatore x ha detto questo sull’argomento “e va pertanto considerata meno sicura.
Parte 2 : le riflessioni
In questa sezione si cercheranno di fare riflessioni e interpretazioni sui dati precedentemente raccolti. Personalmente ritengo che una divisione assoluta sia impossibile. I dati sono stati selezionati sulla base di un background mentale che già li riteneva rilevanti; il modo stesso in cui sono stati esposti e organizzati comunica inevitabilmente un messaggio e riflette una visione soggettiva. Tuttavia, il grado di solidità dei dati è elevato, e sarebbe scorretto confondere due livelli di analisi che, pur non essendo “puri”, possiedono un diverso grado di affidabilità. Le successive speculazioni, pur essendo il più possibile fondate su dati concreti e solide, restano comunque speculazioni: tuttavia, esse risultano necessarie per rendere i dati realmente utili.
Conclusioni sui dati
L’analisi comparata dei diversi miti dimostra che esistano effettivamente delle forti somiglianze nei racconti di molti popoli della Terra riguardo a catastrofi cosmiche ricorrenti e a lontane epoche beate. In particolare, seppur ci siano differenze anche nette, la struttura generale e fondamentale dei racconti rimane costante.
Interpretazione
Tutto questo, naturalmente, necessita di una spiegazione intellettualmente onesta. Solitamente, intorno a questo argomento vengono proposte quattro spiegazioni.
La prima è che sia una semplice coincidenza, e questa è davvero ridicola. Non è possibile che questa sia una coincidenza: i numeri sono troppo elevati.
È anche al limite dell’impossibile ipotizzare che questo avvenga perché l’uomo sia sempre lo stesso e quindi pensi sempre le stesse cose.
Tanto per cominciare, l’uomo non è sempre lo stesso. Noi siamo fondati sulla nostra cultura, che varia da luogo a luogo e che ci modifica anche fisicamente o psicologicamente. Ogni cultura addestra il corpo a determinate attività, lo plasma e ci porta a percepire o notare cose differenti, così come ci porta a sentire emozioni diverse e a partorire idee diverse. Basti pensare ai casi dei bambini abbandonati, allevati dagli animali, che sviluppavano caratteristiche fisiche diverse rispetto agli altri (differente capacità di acclimatarsi, capacità di vedere al buio, postura a quattro zampe, ecc..).
Se davvero, inoltre, fossimo sempre gli stessi, dovremmo avere la stessa lingua e le stesse storie, magari gli stessi costumi in generale; ma, ancora una volta, non è così. La varietà è dunque molto ampia e non si capisce perché, a tavolino, si debba annullare quando a qualcuno fa comodo.
Le somiglianze, come visto, sono davvero profonde sui miti delle varie età umane e lo sono ancora di più su altri aspetti che non ho avuto modo di esporre, perché non direttamente correlati all’età dell’oro. Pensare che tutti producano una stessa storia perché tanto siamo sempre gli stessi è davvero semplicistico.
Sulla carta e in linea puramente teorica queste spiegazioni potrebbero pure stare in piedi, ma la loro effettiva debolezza alla luce dei dati è evidente. Le due spiegazioni tipiche della scienza ufficiale, che quando viene sollevato il problema continuamente ci ripetono a scuola, in TV e nelle aule universitarie, cadono prima ancora di salire sul ring.
La terza ipotesi: è quella della diffusione di un mito da parte di un popolo creatore, ma sostanzialmente, incorre nello stesso problema: perché proprio questo mito si sarebbe diffuso in maniera così tanto simile in così tante genti così diverse, che mai hanno pensato di imitarsi, ad esempio, i sistemi matrimoniali o di discendenza?
Inoltre, se è un’invenzione, come si spiegano certe conoscenze esatte nei testi che qui non sono neanche state accennate? (Ad esempio, Platone sembra proprio conoscere l'America (Timeo 24d-25e) , sa che ci fu un diluvio circa 9000 anni prima di Solone (Timeo 23b-23d ) e sa dell'esistenza di corpi celesti che periodicamente colpiscono la terra ( Tim 22c-22d )
Resta quindi, come più solida (ma non certa), la spiegazione più inquietante: agli uomini è giunto un racconto sostanzialmente concorde da parte dei loro padri. Qualcuno, globalmente, ha fatto arrivare loro una storia sempre molto simile, e c’è da prendere in considerazione che queste storie abbiano ingigantito dei forti fondi di verità.Certe scoperte archeologiche su antichi monumenti, come Göbekli Tepe o le piramidi di Bosnia, sono molto forti, così come lo sono le tracce geologiche di cui si parlava precedentemente. Ma, per calare l’asso e chiudere questa partita una volta per tutte, servirebbero più scoperte, in particolare di cose più comuni: case, vasellame, strade, ecc. E soprattutto, su questo, chi ne ha la possibilità dovrebbe lavorare.
Per ora, sul nostro argomento specifico, basti notare che, adattandolo, il racconto non risulta neanche così assurdo come potrebbe a prima vista sembrare. Le antiche divinità erano viste come esseri materiali molto potenti e con grandi abilità tecniche. E noi vediamo ancora nei nostri cieli delle macchine volanti, che gli antichi a loro associavano... ad esempio, nella bibbia Ezechiele 1: 1-28 o Zaccaria 5:1-11 o Giulio ossequente con “Il libro dei prodigi” in ambito Romano (in particolare i capitoli 43 riferito al 104ac, il capitolo 43a riferito al 103ac e soprattutto il capitolo 52riferito al 93 AC).
È possibile che, in un lontano passato, magari prima di una grande catastrofe, vivessero a stretto contatto con l’uomo, prolungandone e facilitandone la vita e creandoli con metodi alternativi rispetto all' riproduzione standard. Come sempre, uno studio minuzioso e serio dei testi e una ricerca archeologica accurata potranno illuminare maggiormente questa ipotesi.
È, infine, importante però non fossilizzarsi soltanto su ipotesi che, nei migliori dei casi, non hanno ancora calato carte del tutto decisive. La mente dev’essere tenuta aperta anche a nuove soluzioni adatte ai dati trovati…
Precisazione finale
In questo articolo non sono stati descritti i racconti in modo completo. Semplicemente si sono volute sottolineare analogie e differenze su determinati punti simili .si è voluto prendere ciò che i testi avevano in comune
Ringraziamenti
Si ringraziano tutte le pagine e i divulgatori alternativi che permettono la pubblicazione di materiali come questi.
Si ringraziano anche i debunkers che sostengono che i “complottisti” non citino le fonti e non siano rigorosi: fanno un ottimo lavoro di autosputtanamento, offrendoci ottimi assist.
Francesco Sgarban febbraio 2026
Bibliografia e sitografia
In ordine alfabetico:
-” Bibbia” Cei unione editori e librai cattolici italiani Gorle ( BG )2016
-” catalogo delle donne”, Esiodo tiemme edizioni digitali 2024. Commento e traduzione di Ettore Romagnoli Creazione digitale di Dino Marsan
-”Cosmic Cycles, Cosmology, and Cosmography”Luis Gonzalez Reimann august 2019 brill's encyclopedia of hinduism head in chief kunt jacobsen leiden Brill 2009 https://www.researchgate.net/publication/335405079_LGR_2009_Cosmic_Cycles_Cosmology_and_Cosmography
- “Crizia”, Platone contenuto in “F. Sartori, C. Giarratano Opere complete Vol. VI. Clitofonte, La Repubblica, Timeo, Crizia “Collana: Biblioteca Universale Laterza 2003
- “Dèmone” Vocabolario on line Treccani https://www.treccani.it/vocabolario/demone/ ultima data di consultazione: 22/2/26
- “Escatologia” Umberto Fracassini - Giuseppe De Luca- Nicola Turchi Enciclopedia Italiana, Enciclopedia Treccani (1932) https://www.treccani.it/enciclopedia/escatologia_(Enciclopedia-Italiana
- “Il Politico”, Platone contenuto in - M.Minio-Paluello, M. Valgimigli, A. Zadro Opere complete vol. II. Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico Collana: Biblioteca Universale Laterza 2003
- “i miti di Platone” Franco Ferrari, Milano 2013, edizione digitale
- “Mito e pensiero presso i greci” Jean-pierre Vernant Einaudi Torino 1978
- “i miti del diluvio” Enrico Baccarini, edizioni Amazon 2025
- “il libro dei prodigi” Giulio ossequente, traduzione di Mariella Tixi Foschi, editore 2017
- “Il metodo e l'antropologia il contributo di una scienza inquieta” Roberto Malighetti, Angela Molinari Cortina Editore Milano prima edizione 2016
- “il ritorno degli Dei”, Graham Hancock, Tea, Milano (2017) prima edizione
- “il terzo reich e il sogno di Atlantide” Franz wegener, Lindau, Torino, agosto 2018, seconda edizione
- “Le Leggi”, Platone Edizioni BUR a cura di Franco Ferrari , Milano 2021, sesta edizione.
- “le opere e giorni, lo scudo di Eracle” Esiodo, a cura di Werner Jaeger/Ludovico Magugliani edizioni Bur, Milano quinta edizione 1991
- “Le storie del Diluvio”, Hermann Usener a cura di Ilaria Sforza editrice morcelliana Brescia (2010) prima edizione
- “Quando l’oceano scavalcò le ande” Flavio Barbiero edizioni mediterraneee 2009
- “Timeo”, Platone contenuto in “F. Sartori, C. Giarratano Opere complete Vol. VI. Clitofonte, La Repubblica, Timeo, Crizia “Collana: Biblioteca Universale Laterza 2003
- “The early Holocene sea level rise” Smith , Harrison ,Jordan , Firth sciencedirect.Com




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